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Il Museo della Diaspora

 

Il Museo di Nahum Goldmann dedicato alla Diaspora ebraica racconta l’esperienza del popolo ebraico in esilio dalla distruzione del Primo Tempio, avvenuta 2.600 anni fa, fino ad oggi.

Sei temi  - o “porte” come vengono chiamate all’interno  del Museo -  sono di ausilio per strutturare percorsi finalizzati alla comprensione del fenomeno della diaspora nel mondo: famiglia, comunità, fede, cultura, il popolo ebraico tra le Nazioni ed il ritorno alla terra d’Israele.


A differenza di altri musei, le esposizioni presenti nel Museo della Diaspora non hanno carattere cronologico e la maggior parte degli oggetti esposti non hanno un valore intrinseco apprezzabile. Piuttosto si tratta di copie che raccontano il tessuto della vita ebraica; un esempio, sono le candele o lampade del Sabato che assumono differenti forme a secondo del gruppo etnico a cui appartengono e che testimoniano l’antica tradizione degli Ebrei di tutto il mondo di accogliere lo Shabbath nella casa illuminata.

La ricchezza e la varietà dei differenti gruppi etnici del mondo ebraico viene mostrata fin dal primo schermo che introduce alla porta della “famiglia”: cambiando le immagini delle diapositive vengono mostrati visi di Ebrei di tutto il mondo. Gli schermi della porta del soggetto “comunità” illustrano le caratteristiche delle differenti comunità ebraiche di tutto il mondo e le loro istituzioni ed anche vengono proiettati film che ne raccontano le istituzioni.

Oltrepassatala la porta della “fede” si scopriranno i modelli di 18 sinagoghe, dalla pagoda utilizzata come casa di preghiera proveniente da Kaifeng in China alla sinagoga ultra moderna di Frank Lloyd Wright’s del 1954, il tempio Beth Shalon in Elkins Park, in Pennsylvania.


La porta della “cultura” mette in evidenza  le differenti di tipologie di arte, l’istruzione, le differenti lingue e presso il Feher Jewish Music Center differenti tipologie di musica ebraica potranno essere ascoltate ed anche differenti video musicali potranno essere visionati, ora anche in forma digitalizzata.Il data base del Centro Feher comprende musiche provenienti dall’India, dalla Spagna, dalla Libia, Grecia, Marocco e da altre parti del mondo per un totale di oltre 5.000 nomi tra direttori d’orchestra, compositori, autori di testi, poeti, traduttori, cantanti ed esperti di musicologia, dalle radici della musica ebraica fino ad oggi.

Tra le voci qui presenti ve ne sono alcune che appaiono poco conosciute, come quella di Acan Moses de Zaragua, un poeta del XIV secolo conosciuto per il suo trattato in versi a scacchi, ed altre estremamente famose come quelle del Maestro Leonard Bernstein, celebre per la composizione relativa alla “preghiera ebraica prima di dormire” e per la sua direzione della “Aaron Copland’s Appalachian Spring” e per aver diretto anche altri capolavori.

Tra le “nazioni” vi è il racconto del rapporto tra gli Ebrei e le persone di altre fedi e culture, mentre il “Ritorno a Zion” racconta la storia del sionismo e la specifica influenza di esso sulle famiglie. Qui sarà possibile trovare “alberi genealogici” che mostrano due differenti rami, uno formato dagli Ebrei provenienti da tutto il mondo e l’altro formato dai membri delle famiglie giunte in Israele.

 

I visitatori potranno passare attraverso una scala di differenti livelli per vedere come una una colonna del ricordo, ricordando gli episodi più bui della storia ebraica.

Il cosiddetto Chronosphere è poi uno strumento utilissimo per quanti desiderano avere una visiona cronologica della storia ebraica; come all’interno di un teatro si verrà condotti passo a passo all’interno della storia ebraica.

All’interno del Jewish Genalogy Center sarà infine possibile vivere l’emozione di scoprire i luoghi di origine delle proprie famiglie ricevendo una stampata che ne racconta la storia

 

Per approfondimenti:

www.bh.org.il / index.html