Probabilmente sì, d’altronde erano dotati di una spiccata lungimiranza. Oggi il kibbutz – con i suoi 500 residenti, una florida agricoltura, preziose fonti d’acqua ed imprese turistiche – è la prova vivente della massima attribuita a David Ben Gurion: “ Il difficile lo risolviamo immediatamente. Per l’impossibile ci vuole un po’ più di tempo”. Negli anni ’60, ad esempio, il designer paesaggistico di kibbutz, Eli Ron, si ispirò alla citazione sui baobab ne “Il Piccolo Principe”: e tentò di farli crescere ad Ein Gedi. Tutti gli esperti sostenevano che l’operazione non sarebbe riuscita. Oggi vi sono 30 baobab ricchi di foglie che, come descriveva de Saint-Exupéry, “crescono imponenti come dei castelli”.
Gerusalemme e la visita può iniziare con una sosta per un caffè o una spremuta al bar dell’albergo, seduti all’ombra di un albero di patodea, dai cui lunghi rami cadono degli splendidi fiori biondastri. Poi si può passeggiare all’interno dell’orto botanico che offre quasi 1000 varietà di piante d’ogni parte del mondo, tra cui alcuni cactus del Sud America che fioriscono solo per poche ore di notte e che attirano molti appassionati da tutto il paese. Si trovano anche la profumata e fiorita plumeria (meglio nota come frangipani) che sembrerebbe più a suo agio su di un’isola del Pacifico piuttosto che su una striscia di deserto e 7 varietà simili; la magnifica rosa del deserto - conosciuta in Africa come la “Stella di Impala”. E l’aromatica mirra (trapiantata dall’Etiopia), che qui cresceva ai tempi della Bibbia, oggi fiorisce ancora.
Proprio all’ingresso del kibbutz si trova un centro informazioni attivo 7 giorni su 7.
In giro per Ein Gedi sia i residenti che gli impiegati delle strutture riservano a tutti i visitatori un amichevole cenno di saluto. Amnon, il responsabile dei giardinieri, anche se sempre super-impegnato nel suo lavoro, non esiterà a saltar giù dal suo scooter per soddisfare ogni curiosità di tipo botanico.
Osservando bene i flussi turistici, è ormai assodato che chi va ad Ein Gedi per poche ore finisce col fermarsi anche per la notte, e chi ci va per starci una notte, ci rimane almeno due notti. Si può scegliere tra diversi tipi di camere d’albergo: nella “Stanza del Deserto”, ad esempio, le pareti sono abbellite da affascinanti murales che riproducono scene di vita degli animali e gli arredi sono opera di artisti del luogo. E’ il mattino presto il momento ideale per passeggiare sul canyon Nahal Argot, dove si incontrano capre selvatiche, conigli e, occasionalmente, anche una volpe. Raramente, invece, capita di intravedere qualche leopardo che abita le colline.